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Strani casi della Torre di Pisa

 

Una mattina il signor Carletto Palladino è lì, come sempre, ai piedi della Torre di Pisa a vendere ricordini ai turisti, quando una grande astronave d'oro e d'argento si ferma in cielo e dalla sua pancia esce un coso, un elicottero forse, che scende sul prato detto “dei miracoli”. — Guardate! — esclama il signor Carletto. — Gli invasori spaziali! — Scappa e fuggi, — strilla la gente, in tutte le lingue. Ma il signor Carletto non scappa, né fugge, per non abbandonare la cassetta posata su uno sgabello, nella quale, bene allineati — cioè, tutti storti — stanno tanti modellini della torre pendente, in gesso, marmo e alabastro.

— Souvenir! Souvenir! — comincia a gridare, indicando la sua mercé agli spaziali, che sbarcano, in numero di tre, ma salutano con dodici mani, perché ne hanno quattro a testa.

— Venite via, sor Carletto, — gridano le altre venditrici di ricordini da lontano, fingendo preoccupazione per la sua vita; in realtà sono gelose, ma ad avvicinarsi per vendere anche loro agli spaziali le belle statuine, hanno paura.

— Souvenir!

— Bono, pisano, — dice una voce spaziale. — Prima le presentazioni.

— Carletto Palladino, piacere.

— Signore e signori, — continua la voce, con un'ottima pronuncia italiana, — chiediamo scusa per il disturbo. Veniamo dal pianeta Karpa, che dista dal vostro trentasette anni luce e ventisette centimetri. Contiamo di fermarci pochi minuti. Non dovete aver paura di noi, perché siamo qui per una missione commerciale.

— Io l'avevo bell'e capito, — fa il signor Carletto. — Tra uomini d'affari ci s'intende subito.

Mentre la voce spaziale, amplificata da un invisibile altoparlante, ripete più volte il messaggio, turisti, venditori di ricordini, ragazzi, curiosi, sbucano dai loro nascondigli e si fanno avanti, incoraggiandosi a vicenda. Arrivano, con accompagnamento di sirene, poliziotti, carabinieri, pompieri e vigili urbani, per ragioni di ordine pubblico. Giunge pure il sindaco, in groppa a un cavallo bianco.

— Cari ospiti, — dice il sindaco, dopo tre squilli di trombe, — siamo lieti di darvi il benvenuto nell'antica e famosa città di Pisa, ai piedi del suo antico e famoso campanile. Se fossimo stati avvertiti del vostro arrivo, vi avremmo preparato accoglienze degne dell'antico e famoso pianeta Karpa. Purtroppo...

— Grazie, — lo interrompe uno dei tre spaziali, agitando due delle sue quattro braccia. — Non vi disturbate per noi. Avremo da fare per un quarto d'ora al massimo.

— Volete lavarvi le mani? — domanda il sindaco. — Per l'appunto vi ho portato alcuni biglietti omaggio per l'albergo diurno.

I tre spaziali, senza più dargli retta, si dirigono verso il campanile e cominciano a palparlo, come per accertarsi che sia vero. Adesso parlano tra loro, in una lingua abbastanza simile al caracalpacco, ma non dissimile dal cabardino-balcarico. I loro volti, nello scafandro, sono degli autentici volti karpiani, molto somiglianti ai pellirossa.



Il sindaco gli si avvicina premuroso: — Non desiderate prendere contatto con il nostro governo, con i nostri scienziati, con la stampa?

— Perché? — ribatte il capo degli spaziali. — Non vogliamo dar noia a tanta gente importante. Ci prendiamo la torre e ripartiamo.

— Vi prendete... che cosa?

— La torre.

— Scusi, signor karpiano, forse ho capito male. Lei vuol dire che le interessa la torre, magari che lei e i signori suoi amici vogliono montare in cima per godere il panorama e intanto, per non perdere tempo, fare qualche esperimento scientifico sulla caduta dei gravi?

— No, — risponde pazientemente il karpiano. — Siamo qui per prendere la torre. Dobbiamo portarla sul nostro pianeta. Vede quella signora li? — (il capo spaziale indica uno degli altri due scafandri) — Quella li è la signora Boll Boll, che abita nella città di Sup, a pochi chilometri dalla capitale della Repubblica karpiana del Nord.

La signora spaziale, sentendo il suo nome, si volta vivacemente e si mette in posa, sperando di essere fotografata. Il sindaco si scusa di non saper fare fotografie e batte sempre sullo stesso chiodo: — Cosa c'entra la signora Boll Boll? Qua si tratta che voi, senza il permesso dell'arcivescovo e del sovrintendente alle belle arti, la torre non la potete neanche toccare, altro che portarla via!

— Lei non capisce, — spiega il capo spaziale. — La signora Boll Boll ha vinto la Torre di Pisa nel nostro grande concorso Eric. Acquistando regolarmente i famosi dadi per il brodo Eric, essa ha raccolto un milione di buoni-punto e le spetta il secondo premio, che consiste, per combinazione, nella torre pendente.

— Ah, — riconosce il sindaco, — ottima idea!

— Veramente noi lo diciamo in un altro modo. Noi diciamo: “Che idea chic il brodo Eric!”

— Ben detto. E il primo premio in che cosa consiste?

— Il primo premio è un'isola nei Mari del Sud.

— Mica male! Vi siete proprio affezionati alla Terra, pare.

— Sì, il vostro pianeta è molto popolare da noi. I nostri dischi volanti lo hanno fotografato in lungo e in largo e molte ditte che producono dadi per il brodo si sono fatte avanti per accaparrarsi la possibilità di distribuire oggetti terrestri nei loro concorsi, ma la ditta Eric ha ottenuto l'esclusiva dal governo.

— Ora ho capito bene, — sbotta il sindaco; — ho capito che per voi la Torre di Pisa è roba di nessuno! Il primo che se la piglia, è sua,

— La signora Boll Boll la metterà nel suo giardino; avrà certamente un grande successo: correranno karpiani da tutta Karpa per vederla.

— Mia nonna! — grida il sindaco. — Questa è la fotografia di mia nonna. Ve la do gratis; la signora Boll Boll potrà metterla in giardino per fare bella figura con le sue amiche. Ma la torre non si tocca! Mi ha sentito bene?


 

 


— Guardi, — dice il capo spaziale al sindaco, mostrando un bottone della sua tuta, — lo vede questo? Se io lo schiaccio, Pisa salta per aria e non torna più a terra.

Il sindaco resta senza fiato. Intorno a lui la folla inorridisce in silenzio. Si sente solo, in fondo alla piazza, una voce di donna che chiama:

— Giorgina! Renato! Giorgina! Renato!

Il signor Carletto Palladino borbotta mentalmente: — Ecco, con le buone maniere si ottiene tutto.

Non fa in tempo a finire questo importante pensiero, che la torre... scompare, lasciando un buco nel quale l'aria si precipita con un sibilo.

— Visto? — domanda il capo spaziale. — Molto semplice.

— Cosa ne avete fatto? — grida il sindaco.

— Ma eccola là, — dice il karpiano, — l'abbiamo rimpicciolita un tantino per poterla trasportare: una volta a casa della signora Boll Boll le ridaremo le sue dimensioni normali.

Difatti là, dove la torre si ergeva in tutta la sua altezza e pendenza, al centro dello spiazzo vuoto lasciato dalla sua sparizione, si può vedere ora una torricina piccina piccina, simile in tutto e per tutto ai ricordini del signor Carletto Palladino.

La gente si fa uscire dal petto un lungo “ooohh! “ durante il quale si sente ancora la voce di quella signora che chiama i suoi bambini:

— Renato! Giorgina!

La signora Boll Boll fa per chinarsi a raccogliere la minitorre e metterla in borsetta, ma prima di lei qualcuno, e precisamente il signor Carletto Palladino, si getta sui miseri resti dell'antico e famoso monumento, come i cani si gettano (così, almeno, la raccontano) sulla tomba del padrone. I karpiani, colti di sorpresa e di contropiede, tardano un momento a reagire; ma poi, con tutte quelle braccia, non fanno nessuna fatica ad immobilizzare il signor Carletto, a sollevarlo di peso e a depositarlo a debita distanza.

— Ecco fatto, — dice il capo spaziale. — Ora noi abbiamo la torre, ma a voi restano tante altre belle cose. La missione di cui eravamo stati incaricati per conto della ditta Eric è compiuta. Non ci resta che dirvi arrivederci e grazie.

— Andate al diavolo! — risponde il sindaco. — Pirati! Ma ve ne pentirete. Un giorno avremo anche noi i dischi volanti...

— Il brodo con i buoni-punto ce l'abbiamo di già, — aggiunge una voce dal fondo.

— Ve ne pentirete! — ripete il sindaco.

Si sente il “tac” della borsetta della signora Boll Boll, richiusa con energia karpiana. Si sente un nitrito del cavallo del sindaco, ma non si capisce che cosa voglia dire. Poi si sente la vocetta del signor Carletto, che fa: — Scusi, signor karpiano...

— Dica, dica.

— Avrei una preghiera da rivolgervi.

— Una petizione? Allora deve usare la carta bollata.

— Ma si tratta solo di una sciocchezza. Dal momento che la signora Boll Boll ha avuto il suo premio... se voi volete...

— Che cosa?

— Ecco, io avrei qui questo modellino del nostro bel campanile. È un giocattolino di marmo, come vedete. A voi non costerebbe niente ingrandircelo ad altezza naturale. Così almeno ci resterebbe un ricordino del nostro campanile...

— Ma sarebbe una cosa finta, senza nessun valore storico-artistico-turistico-pendente, — osserva, stupito, il capo spaziale. — Sarebbe un surrogato come la cicoria.

— Pazienza, — insiste il signor Carletto. — Ci contenteremo.

Il capo spaziale spiega la strana richiesta al suo collega e alla signora Boll Boll, che scoppiano a ridere.

— Che bullonata! — protesta il sindaco. — Non vogliamo nessuna cicoria!

— Lasci fare, signor sindaco, — dice il signor Carletto.

— Va bene, — fa il capo spaziale. — Dia qua.

Il signor Palladino gli consegna il modellino ; il capo spaziale lo colloca al punto giusto, gli punta addosso un bottone della sua tuta (un altro, non quello delle bombe) e... là! Fatto! Ecco di nuovo la Torre di Pisa al suo posto...

— Bella roba! — continua a protestare il sindaco. — Si vede di lontano che è falsa come Giuda. Oggi stesso farò demolire questa vergogna.

— Come vuole lei, — dice il capo spaziale. — Be', noi ce ne andiamo, neh? Buongiorno e buona Pasqua.

I karpiani risalgono sul loro quasi-elicottero, tornano sull'astronave d'oro e d'argento, e subito dopo in cielo c'è soltanto un passero solitario, che torna sulla vetta della torre antica.

Poi succede una cosa strana. Davanti a tutta quella gente disperata, alle forze dell'ordine sconsolate, al sindaco che singhiozza, il signor Carletto Palladino si mette a ballare la tarantella e il saltarello.

— Poverino! — dice la gente. — È diventato matto per il dolore.

— Matti sarete voi, — grida invece il signor Carletto. — Stupidelli e sciocchini, che non siete altro! E siete pure distratti come il cavallo del sindaco. Non vi siete accorti che gli ho scambiato la torre sotto il naso, ai karpiani?

— Ma quando???

— Quando l'hanno rimpicciolita e io mi ci sono buttato sopra, fingendo di fare il cane sulla tomba del padrone. L'ho sostituita con uno dei miei ricordini. Nella borsetta della signora Boll Boll c'è la torre fasulla! E quella vera è questa qua, questa qua; e ce l'hanno pure fatta tornare grande e pendente come prima; e ci hanno pure fatto quattro risate. Ma guardate, toccate, leggete tutti i nomi che ci avete scarabocchiato sopra...

— È vero! È vero! — grida una signora. — Ecco qui i nomi dei miei bambini, Giorgina e Renato. Ce li hanno scritti proprio stamattina con la biro!

— Bravi! — fa un vigile urbano, dopo aver controllato. — Proprio così. Cosa fa, signora, la contravvenzione la paga subito o gliela mando a casa?

Ma la contravvenzione, per una volta, la paga generosamente il sindaco di tasca sua, mentre il signor Carletto Palladino viene portato in trionfo, che, per lui, è tutta una perdita di tempo, perché intanto i turisti comprano i ricordini dalla concorrenza.



Date: 2015-12-11; view: 860


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