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Il dottore è fuori stanza

 

Quando la Ternana perde, in casa o fuori casa, il dottor Foresti va in ufficio di pessimo umore, chiama la fedele segretaria e le ordina: — Non ci sono per nessuno.

La verità è che egli è fuori di sé per la rabbia. Tanto fuori di sé che in ufficio, sulla poltrona davanti alla scrivania, rimangono solo i suoi vestiti, sotto la scrivania le scarpe con dentro i calzini; e il dottor Foresti propriamente detto si ritrova fuori porta, in un posto solitario, e vaga nudo per i campi, dando fuori la sua disperazione.

La fedele segretaria lo sa, ma non lo dice a nessuno. Essa lo ama alla follia e piuttosto che tradire il suo segreto si farebbe fare a pezzi. A chi fa ricerca del dottor Foresti, per telefono o con altri mezzi, essa risponde la pura verità: — È fuori stanza.

Dopo un'oretta o due il dottor Foresti ritorna nella stanza e nei pantaloni, chiama uno dopo l'altro gli impiegati da lui dipendenti e li strapazza senza pietà, terminando ogni volta la ramanzina con un terribile: — Fuori di qui!

Di piano in piano si sparge la voce che il dottor Foresti è fuori dei gangheri e tutti abbassano la testa pensosa sulle pratiche inevase.

Bisogna aggiungere che, indipendentemente dalle gesta della Ternana, il dottor Foresti riesce spesso, per i più futili motivi, ad arrabbiarsi fuor di misura. E allora eccolo fuori di sé, fuori città, fuorivia, sempre più fuori...

Ogni mattina capita in un posto fuori mano, fuori di questo mondo, dove si ritrovano tutte le persone che la rabbia fa uscire di sé.

— Si copra, — dice una voce forestiera, — non dia spettacolo.

Il dottor Foresti nota con sorpresa che gli altri sono più o meno vestiti e accetta in prestito una vestaglia a fiori.

— Si vede che lei è nuovo, — dice un signore in divisa da generale in pensione. — Noi qui ci siamo organizzati, capisce? Abbiamo messo su una specie di guardaroba, così quando capitiamo qui non dobbiamo battere i denti per il freddo.

— Capisco, — dice il dottor Foresti. — Ma che razza di... Volevo dire, che posto è questo?

— È il Paese di Fuori, no? Dia un'occhiata in giro.

Il dottor Foresti, con gli occhi di fuori per la meraviglia, scopre che il posto è popolatissimo. A parte le persone fuori di sé per motivi personali, ci sono numerosi campioni fuori forma, fiori fuori stagione, monete fuori corso, esemplari fuori commercio, discorsi fuori luogo, lettere fuori sacco, mobili fuori uso, artisti fuori concorso, uniformi fuori ordinanza, professori fuori ruolo, lepri fuori tiro, macchine fuori strada, malati fuori pericolo, musiche fuori programma e studenti mandati fuori dalla classe perché scrivevano bigliettini alle compagne. C'è anche qualche fuorilegge che di quando in quando movimenta l'ambiente, gridando: — Fuori la borsa!


 

 

 


Gli altri non si scompongono. Per lo più giocano a briscola o a tresette. Il dottor Foresti viene gentilmente invitato a fare il quarto a scopa, ma declina ringraziando perché non può stare fuori tanto.



— Torni presto, allora.

— Non mancherò.

Rientra nella sua giacca, chiama la fedele segretaria e le domanda se lo ha cercato nessuno.

— Si, un tale venuto da fuori.

— Lo mandi fuori delle scatole. Gli dica che fuori orario non ricevo. La verità è che vuol restare solo per ripensare a quella gente del Paese di Fuori.

— Gente simpatica. Domani ci faccio un'altra scappata.

La mattina dopo è così contento della prospettiva di un nuovo viaggetto fuori di sé, che non riesce proprio ad arrabbiarsi. Prova con la fedele segretaria, prova con l'usciere, la cui vista di solito basta a metterlo fuori dalla grazia di Dio... Niente da fare.

— Sono fuori fase, — borbotta. Poi, per fortuna, comincia ad arrabbiarsi con se stesso perché non è più capace di arrabbiarsi, e in pochi minuti arriva al punto giusto... Ecco fatto.

— Salve, dottor Foresti, — dice una voce. — È tornato davvero, eh? Tanti lo promettono, ma poi se ne scordano.

Sono gli stessi amici di ieri, pronti per lo scopone scientifico. In più c'è qualche calciatore fuori gioco e un ciclista giunto al traguardo fuori tempo massimo. Si sta tanto bene, là fuori. Si chiacchiera del più e del meno, ma anche del Totocalcio. C'è lì un calzolaio di Torpignattara che ha vinto settecentonovantanove milioni con un “tredici”.

— Cosa? — domanda il dottor Foresti. — Quanto???

— Settecentonovantanove milioni e rotti.

— Scusi l'indiscrezione, ma che ci sta a fare qui?

— Questo è il punto, caro dottore. Quando sono stato sicuro della vincita, capirà, non stavo più nella pelle dalla contentezza. E mi sono trovato qui.

— Ma perché non torna laggiù?

— Ho appena finito di dirglielo: quella pelle è diventata troppo stretta per me, non riesco più a infilarmela. Ora mi rimane fuori un piede, ora tutte e due le orecchie... Lei cosa mi consiglia?

— Potrebbe incassare la vincita per procura.

— Già, così i milioni se li gode mio cognato...

— Eppure, — dice il dottor Foresti, riflettendo, — un sistema ci sarebbe. Lei, mettiamo, fa incassare la vincita da una persona di sua fiducia. Questa persona gliela porta qui; però prima di consegnarle i soldi c'infila, mettiamo, una moneta da cento lire falsa. Lei conta i soldi, scopre la moneta falsa, ci si arrabbia tanto che la sua contentezza le passa, diventa magro al punto giusto e la sua pelle le va bene come prima.

— Lei è un fuoriclasse! — esclama il calzolaio di Torpignattara al colmo dell'entusiasmo. — Mi fido soltanto di lei! Eccole la schedina, incassi i settecentonovantanove milioni e i rotti sono suoi.

— Quanti sono i rotti?

— Sessanta lire.

— Ottimo, — dice il dottor Foresti. — Ne aggiungo altre venti e mi prendo un magnifico caffè.

Il calzolaio di Torpignattara consegna la schedina al dottor Foresti. Tutti applaudono. Il dottor Foresti si pavoneggia un po', col mento in fuori, poi torna in ufficio, chiama la fedele segretaria e le annuncia: — Signorina, vado fuori all'aperto, ma lei dica a tutti che sono al gabinetto.

— Posso dire che è in bagno? — domanda la fedele segretaria, abbassando gli occhi.

— Lei è una segretaria perfetta, — approva il dottor Foresti.

Egli corre in banca, si fa annunciare al direttore e in gran segreto gli domanda: — Ha presente lo sconosciuto vincitore dei settecentonovantanove milioni al Totocalcio?

— Ebbene? — domanda a sua volta il direttore, col cuore in gola. — Fuori il nome!

— Foresti Carmelo: sono io.

— Fuori le prove!

Il dottor Foresti mostra la schedina. Il direttore si mette sull'attenti, pancia in dentro e petto in fuori, abbraccia il vincitore e gli dichiara:

— Lei è il più bel giorno della mia vita. Fattorini, presto: portatemi settecentonovantanove milioni e rotti. Glieli incarto dottore?

— Ho qui una busta di plastica della sartoria Eurilla, andrà benissimo. Arrivederci e grazie.

— Grazie a lei.

Il dottor Foresti per prima cosa si reca in incognito a comprare una fuoriserie e un fuoribordo; poi, senza lasciarsi fuorviare dall'improvvisa fortuna, va a casa, nasconde i soldi in frigorifero e torna in ufficio. Da questo suo comportamento risulta che egli ha già deciso di tagliar fuori il calzolaio di Torpignattara dall'usufrutto dei milioni. Ma per riuscire in questo intento gli occorrerà molta pazienza, evitare le arrabbiature, non correre il rischio di ricapitare — mai non sia! — nel Paese di Fuori, dove per lui sarebbe pianto e strider di denti.

In altre parole, il dottor Foresti è costretto a diventare a vista d'occhio il capufficio più tollerante che si sia mai visto: amorevole con i dipendenti, incoraggiante con la fedele segretaria, democratico con i fattorini, dolce con gli uscieri e i motociclisti a mano, diplomatico con i visitatori. Un cambiamento da così a così.

Gli impiegati si passano parola: — Capufficio nuovo, vita nuova.

Comincia il dottor Carlini a entrare senza bussare. E lui, che in altri tempi lo avrebbe fatto volare fuori della finestra, non batte ciglio. Il dottor Carloni, quando il dottor Foresti lo fa chiamare, gli manda a dire che non ha tempo perché deve finire di fare le parole crociate; e lui rimane calmo e placido come il Piave al passaggio dei primi fanti il Ventiquattro Maggio. Il dottor Caducei aspetta che il dottor Foresti esca in corridoio e gli strofina un cerino sulla schiena per accendersi la sigaretta. Foresti sorride con signorile indulgenza. Il dottor Carlozzi gli rompe due noci in testa, essendo momentaneamente sprovvisto di schiaccianoci, e Foresti scoppia addirittura a ridere, dicendo: — Ma lo sa che è un bel burlone, lei, dottor Carlozzi?

Da tutti i piani dell'immenso edificio arrivano impiegati, sia d'ordine sia di concetto, per fare esperimenti con il dottor Foresti. Piazzano fornellini a spirito sulla sua scrivania per cuocersi le uova al tegame, gli spengono le cicche nel barattolo della colla, si fanno prestare da lui le bretelle per fare la mezzafionda...

— Una pasta d'uomo, — dicono tutti, — d'una pazienza fuor del comune.

La curiosità dilaga. Impiegati che lavorano in altri quartieri della città chiedono mezza giornata di permesso per andare a vedere il dottor Foresti e accompagnano il cane a far pipì contro la sua poltrona. Da lontane province, con tutti i mezzi di trasporto, giungono pellegrinaggi di impiegati per scrivere parolacce col carbone sulle pareti del suo ufficio. E lui si mantiene calmo come il mare quando è calmo. Ma la sera, dopo l'ufficio, va in palestra a prendere lezioni di pugilato, per imparare a incassare senza arrabbiarsi. Tra un paio d'anni, quando il sarto avrà finito di fargli il vestito nuovo, fuggirà nelle Azzorre e nessuno saprà mai più nulla di lui...

Ma un brutto giorno alla signora Teodora Mentuccia, che non c'entra niente con questa storia, che non si sa nemmeno se sia nubile o maritata (è proprio il colmo!), salta in mente che si è dimenticata di annaffiare i gerani del balcone e si affretta a rimediare a quella imperdonabile lacuna proprio nel momento in cui, sotto il citato balcone, sta passando il dottor Foresti. L'acqua fredda, precipitando dal balcone dopo aver bagnato i fiori, annaffia anche la testa del dottor Foresti, gli allaga la nuca e gli penetra nella schiena. Il dottor Foresti, che non era preparato a questo crudele colpo del destino, esclama: — Porca miseria!

Incapace d'intendere e di volere, egli si arrabbia tanto che in pochi secondi è fuori di sé... È fuori del mondo...

— Ah, eccolo il nostro dottore! Fuori i soldi, mascalzone!

Il calzolaio di Torpignattara lascia a metà la partita e acchiappa per i capelli il dottor Foresti, mentre tutta la gente del Paese di Fuori sospende le sue attività per prender nota di quello spettacolo fuori dell'usuale.

“Ci sono cascato”, pensa il dottor Foresti. E immediatamente decide di fingere indifferenza e qui pro quo.

— Ce l'ha con me? — egli domanda al calzolaio di Torpignattara. — Guardi che è fuori pista. Lei mi scambia con mio cugino, il dottor Sembianti. Succede a molti, perché ci assomigliamo come due biglietti da diecimila. Solo che lui è davvero un mascalzone, sempre dentro e fuori delle patrie galere.

— Sono tre mesi che ti aspetto, — insiste il calzolaio di Torpignattara, — e non ti mollo, se non cacci fuori i quattrini.

Ne nasce un incontro di pugilato. Il dottor Foresti ha un nuovo motivo per rallegrarsi di aver preso lezioni in questa interessante materia. Con un diretto alla mascella, doppiato da un colpo al fegato e da'un calcio negli stinchi, egli mette rapidamente fuori combattimento il povero calzolaretto.

Ma gli astanti non sopportano la sua slealtà e lo sbattono fuori del Paese di Fuori... Il dottor Foresti si ritrova sotto il balcone della signora Mentuccia ad asciugarsi il collo e la nuca. Sorpresa: a due passi da lui, ecco il calzolaio di Torpignattara: la sconfitta per K.O. lo ha tanto rattristato che egli è potuto rientrare nella propria pelle ed ora reclama il suo avere, minacciando il dottor Foresti di denunciarlo come persecutore di calzolai. E aggiunge, per buon peso: — Guarda che ho sette fratelli, tutti e sette campioni laziali dei medio-massimi!

L'argomento convince il dottor Foresti ad arrendersi. Il calzolaio viene finalmente in possesso dei soldi, della fuoriserie e del fuoribordo. Ma egli è, in fondo, un cuor d'oro. Al dottor Foresti lascia generosamente i rotti, cioè le sessanta lire, e non gli nega una parola d'incoraggiamento: — Tieni, dotto': prova con questi a rifarti una vita. Ma stammi fuori dai piedi per sempre...

 



Date: 2015-12-11; view: 730


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