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I maghi dello stadio ovvero Il Barbarano contro l'InghilPrussia

 

Il presidente della Associazione Calcio Barbarano è disperato perché la sua squadra, nonostante la presenza di elementi di sicuro valore, come Brocco I e Brocco II, e di giovani promettenti, quali Brocco III, Brocco IV e Brocco V (che i tifosi chiamano “Menisco d'oro”), perde tutte le domeniche e le altre feste comandate. Dopo essersi consigliato con i suoi consiglieri, ciambellani e maggiordomi, egli lancia un bando nel suo reame: “Darò, — dice il bando, che tutti i giornali pubblicano in prima pagina, — mia figlia in sposa e il Castello di Santa Pupa in dote a chi salverà il Barbarano dalla retrocessione”.

Il giorno dopo si presentano molti giovani di belle speranze, alcuni già segretamente innamorati di Lauretta, la splendida figlia del Presidente, che è alta uno e settantacinque e ha gli occhi verdi, studia per campionessa olimpionica e impara a suonare il giradischi. Essi conoscono numerosi sistemi infallibili per far vincere il Barbarano: per esempio, comprare Riva, Rivera, Netzer e Beckenbauer; regalare funghi velenosi agli avversari; offrire all'arbitro una riserva di caccia al cinghiale. Ma per comprare Beckenbauer bisogna prima studiare il tedesco; è una complicazione. Tutti quei sistemi sono poco pratici.

Verso sera, buon ultimo, si presenta un certo Rocco di Pisciarelli, conosciuto più che altro come commerciante in pelli di coniglio. Per prima cosa egli chiede in visione la fotografia di Lauretta, la studia bene e si mostra abbastanza soddisfatto.

— Quali referenze calcistiche avete? — gli domanda il Presidente.

— Be', come secondo nome faccio Elenio, — dice Rocco.

— Questa è già una raccomandazione. E poi?

— Facciamo una cosa, — propone Rocco. — Domenica prossima, alla partita, mi mettete in panchina vicino al vecchio allenatore e se il risultato vi piacerà, ne riparleremo in presenza di testimoni.

— Ci sto, — dice il Presidente.

La domenica, in occasione dell'incontro con il Formello Football Club (che gioca in maglia bianca a strisce bianche), Rocco entra in campo e si va a sedere accanto al vecchio allenatore, un uomo deluso dalla vita e dal campionato, triste come una canzone senza parole, che spande intorno a sé un profumo di crisantemi appassiti. L'arbitro dà il fischio d'inizio come se niente fosse. E in quindici minuti il Formello segna tre reti, più altre nove annullate per fuorigioco.

Durante l'intervallo Rocco va negli spogliatoi, passa da un giocatore all'altro e a tutti dice paroline nell'orecchio. Il Presidente, dopo di lui, fa il giro dei giocatori e domanda: — Che cosa vi ha detto?


 

 

 


— A me ha detto: tre per nove ventisette, — rivela Brocco I.

— A me: sei per quattro ventiquattro, — confida Brocco II.

— Le tabelline le sa, — osserva il Presidente meditabondo. — Staremo a vedere.

Riprende il gioco. Passa un minuto e Brocco I segna di testa. Due minuti dopo segna Brocco II, di sinistro. Segnano di destro, successivamente, Brocco III, Brocco IV e Brocco V (che i tifosi chiamano “Menisco d'oro”). Brocco VI segna di ginocchio. Brocco VII segna con le tonsille. Il Barbarano vince per dodici a tre. Il Presidente sviene per l'emozione e non si accorge nemmeno che i tifosi lo portano in trionfo, perciò non ne ricava il minimo profitto.



Quando rinviene, manda a chiamare Rocco, che stava risalendo sul motorino per tornare a Pisciarelli, e lo assume come nuovo allenatore. Quello vecchio va in esilio a Oporto, nel Portogallo.

— E ora, — fa il Presidente, — me lo dici il tuo segreto?

— Nessun segreto, — spiega Rocco. — Il commercio delle pelli di coniglio mi lascia molto tempo libero, così ho studiato parapsicologia e sono diventato un mago del calcio. Posso mandare il pallone dove voglio con la pura forza del pensiero. Posso spaventare i giocatori avversari provocando loro terribili allucinazioni. Cose molto semplici, come vede.

— D'accordo. Però è meglio non far sapere niente alla stampa.

— A me basta la gloria, — dice Rocco, — e il Castello di Santa Pupa. A sua figlia piace la trippa?

— Sì, perché?

— Solo per saperlo. Raccogliere informazioni è il mio hobby preferito.

In poche settimane il Barbarano si porta in testa alla classifica e vince il campionato. Rocco e Lauretta si sposano, vanno ad abitare nel Castello di Santa Pupa e una volta alla settimana mangiano la trippa.

In pochi anni il Barbarano sale in serie A, conquista lo scudetto, vince la Coppa dei Campioni, la Coppa delle Coppe, il Torneo notturno della Tolfa, eccetera. Diventa la squadra più famosa di tutti i tempi. Rocco diventa il più famoso allenatore del mondo.

— Lei, — gli dice una volta sorridendo un giornalista, — riuscirebbe a insegnare anche a una capra come si fanno i gol.

— Naturale, — risponde Rocco. Manda a prendere una capra, piazza in porta dodici portieri di serie A, gomito a gomito, e quando la capra tira vanno tutti a gambe all'aria. Gol! Il fatto è che i dodici portieri, al posto del pallone, si sono visti arrivare addosso un pianoforte a coda. Però si vergognano a dirlo, perché, passato il momento, non sono più sicuri che fosse un pianoforte a coda o non piuttosto un organo elettronico.

Una sola volta, in tanti anni, Rocco perde la calma. Un arbitro ha fischiato il fuorigioco a Brocco V (che i tifosi chiamano “Menisco d'oro”), che invece era in posizione regolare. Un attimo dopo si vede quel signore in calzoncini neri arrampicarsi sul palo della porta e andarsi a sedere sulla traversa.

— Ma Rocco, cosa fai? — bisbiglia nervosamente il Presidente del Barbarano.

Rocco si accorge di aver esagerato con i suoi superpoteri parapsicologici, a rischio di destar sospetti in qualche mente sospettosa. Lascia libero l'arbitro di scendere e si accontenta di mandargli l'allucinazione dell'anaconda: l'arbitro, mentre corre, ha continuamente l'impressione di mettere il piede su un serpente anaconda lungo dieci metri e cinquanta centimetri e per schivarlo fa dei bellissimi saltelli. Il pubblico lo applaude. Il Barbarano vince quarantasette a zero e tutti i suoi giocatori vengono fatti Cavalieri di Santa Pupa.

Poi un giorno si sente dire che laggiù, nell'Inghilprussia, è comparsa un'altra squadra che vince sempre per quaranta, cinquanta a zero, e batte anche la Germania, e Beckenbauer, per l'umiliazione, abbandona il calcio e diventa proprietario di una banca.

Rocco, travestito da industriale tessile in gita di istruzione, va a vedere un incontro tra la Robur (così si chiama la squadra Inghilprussiana) e il Vetralla. Gli basta un'occhiata per riconoscere nell'allenatore un famoso mago tibetano, truccato da brisgoviese. Per fare una prova, si concentra, raccoglie tutti i suoi superpoteri e trasforma l'ala destra dell'Inghilprussia in un grillo che fa disperatamente “cri cri” per la paura di finire schiacciato. Passano tre secondi, il grillo si ritrasforma in ala destra, raccoglie un passaggio e segna. Spostando il pallone col pensiero, Rocco riesce a far realizzare al Vetralla un paio di reti, ma la terza non ce la fa: il pensiero del mago tibetano sembra più forte del suo. Non sarà perché pensa in tibetano, lingua di antiche magie?

A Rocco, per la preoccupazione, spunta un orzaiolo. Egli sa che un giorno o l'altro, e forse anche prima, le due migliori squadre del mondo dovranno incontrarsi. Per prepararsi, Rocco si mette a studiare il tibetano. In tre giorni e tre notti impara a memoria quarantamila vocaboli e decide che bastano. Per essere veramente pronto a tutto, impara anche il cinese, l'indostano e una decina di dialetti bantù.

Ed ecco il giorno della superpartita. Si gioca all'Olimpico di Roma. Collegamenti radiovisivi con centodiciotto paesi. Presenti ventimila giornalisti, molti dei quali con la signora e la cognatina. Sulle tribune non si contano i ministri, gli arcivescovi, i commercianti di pelli di coniglio, i nobili decaduti, i ladri in libertà provvisoria, i laureati, i calvi, i mancini. I due allenatori, prima di dirigersi verso le rispettive panchine, si stringono la mano e si dicono: “Vinca il migliore! “, in aramaico, per non lasciar capire i loro veri sentimenti. Al momento della stretta, le dita del mago tibetano si trasformano in vipere dal morso mortale. Rocco risponde immediatamente trasformando le proprie dita in porcospini, grandi mangiatori di vipere. Naturalmente nessuno ha notato nulla. I fotografi scattano fotografie senza sospetto alcuno.

Subito dopo il fischio dell'arbitro, Rocco manda in campo una mandria di dinosauri, ma gli inghilprussiani, istruiti dal loro mago, non fanno una piega.

— Fuori le piovre giganti! — ordina mentalmente Rocco. Invisibili agli occhi di tutti, ma non a quelli dei giocatori della Robur, scendono sul terreno undici piovre giganti, una a testa. Hanno tentacoli lunghi ventiquattro metri, con i quali potrebbero stritolare una balena, trascinare sott'acqua un transatlantico e tagliare a fettine — come meriterebbe — un sommergibile atomico. Ma i giocatori inghilprussiani, addestrati dal loro mago, mostrano loro la lingua e le piovre, offesissime, si ritirano nel nulla.

In quel momento Brocco I ha una visione. Gli appare Biancaneve, che gli domanda: — Scusi, ha visto i miei sette nanetti?

Brocco I, meravigliatissimo, perde tempo a risponderle: — No, signorina, mi dispiace. Però guardi che qui non si può stare: è in corso la partita del millennio.

— Cosa mi dice mai? !? E io che non ne sapevo niente! — fa Biancaneve. — Allora sia bravo, mi spieghi perché tutti prendono a calci quella povera palla, che non ha fatto niente di male a nessuno...

Mentre Brocco I chiacchiera con la ragazza, gli inghilprussiani gli soffiano il pallone e organizzano un'irresistibile discesa verso la porta del Barbarano. Il portiere si prepara a parare, ma ecco che gli passa davanti Cenerentola, di corsa, tutta affannata.

— Signorina, — le grida il portiere, — guardi che ha perso una scarpa!

— Fa niente, — risponde Cenerentola. — Ne ho un'altra.

E intanto il centravanti inghilprussiano spara una cannonata che sfonderebbe le mura di Viterbo. Per fortuna, facendo appello a tutte le sue risorse, Rocco riesce a deviare mentalmente il tiro e a farlo battere sulla traversa.

“Questa è dunque la tua tattica, — pensa Rocco, rivolgendosi mentalmente al mago tibetano. — Benissimo, ti risponderò favola per favola”.

Un attimo dopo gli inghilprussiani vedono entrare in campo Cappuccetto Rosso inseguita dal Lupo Cattivo e non possono fare a meno, per cavalleria, di prendere le parti della povera bambina e di dare la caccia al lupo. Il Barbarano ne approfitta e segna. Uno a zero! Settemiladuecentodiciotto tifosi svengono per l'emozione e vengono trasportati fuori in barella.

Il mago tibetano risponde con una Fata dai Capelli Turchini, che sta per essere fritta in padella dal Pescatore Verde: i giocatori del Barbarano si distraggono per salvarle la vita e l'Inghilprussia pareggia. Uno a uno! Svengono altri quattromila tifosi e trecento portantini.

Da quel momento i due maghi non misurano più i colpi. Il campo si popola di streghe, orchi, diavoli, folletti, matrigne, sorellastre, principesse, lumicini lontani lontani, cavalli parlanti, guerrieri, briganti, suonatori di Brema, cammelli e cammellieri; e di nuovo mostri passati, presenti e futuri, dal tirannodonte a King Kong, agli uomini-lucertola; piovono addosso ai giocatori Topolino, Superman, Nembo Kid, Diabolik, Barbablù e Tredicino. La gente non vede niente. O piuttosto vede i ventidue giocatori e l'arbitro che corrono di qua e di là, come matti, mentre il pallone se ne sta solo, trascurato e malinconico sulla linea centrale del campo. Il guaio è che i due maghi non riescono più a far sparire i fantasmi evocati dalla loro mente. Il campo è ormai affollatissimo, non c'è neanche più lo spazio per correre. I giocatori si siedono per terra, senza fiato. Il pubblico fischia.

Ad un tratto accade una cosa strana. Rocco e il mago tibetano pensano insieme al pifferaio di Hammelin e ci pensano così forte che il pifferaio non solo compare al centro del campo, ma diventa visibile a tutti gli spettatori, anche ai ministri, ai giornalisti e ai calvi.

Che ci fa quel pifferaio, al centro dello stadio?

Succede un gran silenzio. Si sentirebbe cadere una foglia, se allo stadio ci fossero alberi, e fosse autunno, e ci fosse un vento freddo per far cadere le foglie. E invece si sente... si sente il pifferaio che suona... E che cosa suona? Meraviglia! Ma è la badinerie della nota suite di Giovanni Sebastiano Bach!

Il pifferaio suona la parte del flauto diciassette volte, perché è piuttosto cortina e, per gustarla bene, non basta sentirla sedici volte soltanto.

Quando finisce, s'incammina verso l'uscita. I giocatori lo seguono. L'arbitro lo segue. I due maghi nemici lo seguono. Il pubblico lo segue. Tutti vanno a casa, dimenticano la partita, dimenticano il gioco del calcio (per tre mesi) e imparano a suonare il flauto.

 



Date: 2015-12-11; view: 852


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