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Una riunione inaspettata 7 page

 

 

Presto il passaggio, che fino allora era andato verso il basso, cominciò a risalire di nuovo, e dopo un po' divenne veramente erto. Bilbo fu quindi costretto a rallentare. Finalmente la salita finì; il passaggio faceva una curva e improvvisamente riprendeva a scendere, e laggiù, alla fine del breve pendio egli vide - sottile dietro un'altra curva - un filo di luce. Non una luce rossa come quella di un fuoco o di una lanterna, ma una pallida luce come quella che c'è all'aperto. Allora Bilbo si mise a correre.

Arrancando alla massima velocità consentitagli dalle sue gambette superò l'ultima curva e arrivò in uno spazio aperto, dove la luce, dopo tutto quel tempo passato al buio, gli sembrò così vivida da abbagliare. In realtà si tratta va soltanto di un raggio di sole che penetrava nell'ingresso, dove un grosso portone, un portone di pietra, era stato lasciato socchiuso.

Bilbo sbatté gli occhi, e improvvisamente vide gli Orchi: Orchi armati da capo a piedi con le spade sguainate che sedevano proprio sulla soglia, sorvegliando con gli occhi bene aperti la porta e il passaggio che portava a essa Stavano all'erta, in guardia, pronti a tutto.

Lo videro prima ancora che lui vedesse loro. Sì, lo videro. Fosse un caso, ( l'ultimo tiro giocato dall'anello prima di cambiare padrone, fatto sta che non lo aveva al dito. Con urla di gioia gli Orchi si precipitarono su di lui.

Uno spasimo di paura e un senso di perdita, come un'eco dell'infelicità da Gollum, colpirono Bilbo che, dimenticando perfino di sfoderare la spada, si ficcò la mano in tasca. L'anello c'era ancora, e gli si infilò al dito. Gli Orchi si fermarono di botto. Non c'era più traccia di lui. Era svanito. Urlarono il doppio di prima, ma non con la stessa gioia.

«Dov'è?» gridarono.

«Risalite il passaggio!» strillarono alcuni.

«Di qui!» uno gridò. «Di là» urlarono gli altri.

«Attenti alla porta!» latrò il capitano.

I fischietti fischiarono, le armature cozzarono, le spade risonarono, gli Orchi imprecarono e bestemmiarono, e corsero di qua e di là, cadendo l'uno sull'altro e infuriandosi più che mai. Ci fu un terribile clamore, scompiglio e tumulto.

Bilbo era spaventato da morire, ma ebbe il buon senso di capire cos'era successo e di strisciare dietro a una grossa botte, in modo da togliersi di mezzo ed evitare che lo urtassero, lo calpestassero a morte e lo catturassero al tatto.

'Devo arrivare alla porta, devo arrivare alla porta!' continuava a ripetersi, ma passò un bel po' di tempo prima che si azzardasse a tentare. Allora fu come un orribile gioco a mosca cieca. Il posto era pieno di Orchi che correvano tutt'intorno, e il povero piccolo Hobbit si scansò di qua e di là, venne colpito da un Orco che non riuscì a capire contro che cosa avesse urtato, sgattaiolò a quattro zampe, scivolò appena in tempo tra le gambe del capitano, si rialzò e corse alla porta.



Un Orco l'aveva quasi chiusa, ma un po' di spazio restava ancora. Bilbo si sforzò ma non riuscì a muoverla. Cercò di infilarsi attraverso la fessura, pigiò, pigiò, e rimase incastrato! Era una cosa tremenda. I bottoni gli si erano impigliati tra lo spigolo e lo stipite della porta. Poteva guardare fuori all'aperto: c'erano pochi gradini che correvano giù in una stretta valle tra alte montagne; il sole uscì da dietro una nuvola e brillò luminoso sulla parte esterna della porta - ma egli non riusciva a passare.

A un tratto, all'interno, un Orco gridò: «C'è un'ombra vicino alla porta! C'è qualcuno fuori!»

A Bilbo balzò il cuore in gola. Dette uno strattone terribile: i bottoni schizzarono in tutte le direzioni. Era riuscito a passare. Strappando giacca e panciotto, balzò giù per i gradini come una capra, mentre gli Orchi sconcertati raccoglievano sulla soglia i suoi bei bottoni d'ottone.

Naturalmente si affrettarono a corrergli dietro, urlando, aizzandosi, e dandogli la caccia attraverso gli alberi. Ma essi non amano il sole, che rende molli le gambe e fa girar loro la testa. Non riuscirono a trovare Bilbo, che con l'anello al dito sgusciava dentro e fuori l'ombra degli alberi, correndo veloce e silenzioso, evitando la luce diretta del sole; così, ben presto tornarono indietro a sorvegliare la porta brontolando e imprecando. Bilbo ce l'aveva fatta.

 


CAPITOLO VI


Date: 2015-12-17; view: 280


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